Ai parrocchiani e agli abitanti del quartiere

Palermo 18 maggio 2013

Carissimi,

Il Beato Giovanni XXIII paragonava la parrocchia alla fontana del villaggio: è un’immagine ideale, efficacissima nella sua semplicità, che mi è tornata alla mente guardando la foto dei lavori di costruzione della nostra parrocchia 50 anni fa. In quegli anni il nostro quartiere era in costruzione; mancavano i palazzi e le strade nei quali viviamo e nelle quali ci muoviamo, ma per volere dell’allora Cardinale Ernesto Ruffini si procedette ad edificare per tempo la parrocchia, che non a caso fu intitolata a Sant’Ernesto. Attorno ad essa è poi nata la zona residenziale che oggi è abitata da oltre 20.000 persone. Pochi ricordano ormai i capannelli di gente che, specie la mattina, si formavano attorno alle fontanelle situate nei crocicchi e nelle piazze. Erano luogo di incontro. Aiutavano tutti a conoscersi meglio e ad essere più solidali.

Nella Bibbia sono moltissimi i riferimenti ai pozzi e alle fontane, ma il più famoso è certamente quello della Samaritana che incontra Gesù in modo del tutto casuale, spinta dal bisogno di approvvigionarsi d’acqua. Da quel momento la sua vita cambia, non perché Gesù le risolva i suoi problemi, ma perché le offre una prospettiva e un giudizio sulla sua vita che lei da sola non poteva nemmeno immaginare.

È bello e giusto considerare la parrocchia la fontana alla quale si è attinta e si alimenta la vita spirituale mediante i sacramenti. Attraverso l’acqua del Battesimo siamo entrati a far parte della Chiesa; in parrocchia, ancora molti, si promettono amore eterno nel vincolo coniugale; tanti altri desiderano che proprio là si concluda la propria esistenza terrena, come quella dei propri cari; in parrocchia molti bambini ricevono i primi rudimenti della fede cristiana, con cui affrontare poi la vita da adulti. Ed infine in parrocchia si fa memoria del significato più profondo delle feste più importanti dell’anno.

50 anni di vita sono sempre un traguardo importante. 50 anni segnano la vita di ciascuno di noi. Basti pensare ai 50 anni di matrimonio o di sacerdozio, ma anche ai 50 di una associazione o di una attività economica. Anticamente il popolo ebraico ogni 50 anni (sette volte sette anni) celebrava il giubileo, occasione per far festa, ma anche per fare memoria delle grazie ricevute.

Celebreremo in modo solenne i 50 anni della parrocchia a Novembre. L’avvenimento più importante si svolgerà a conclusione dell’Anno della Fede, voluto da Benedetto XVI, per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede. “La fede – ha scritto il Papa – cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia”.

La comunità parrocchiale vuole prepararsi a questo evento con il contributo di tutti, perché la parrocchia diventi sempre di più una casa dove tutti possano trovare attraverso le circostanze della vita una parola di speranza ed una esperienza di santità, con cui affrontare meglio la fatica del vivere quotidiano. La nostra parrocchia vuole essere al servizio della fede e della vita delle persone, dei piccoli come degli adulti, da raggiungere nelle dimensioni degli affetti, del lavoro e del riposo; in essa si riconosce il ruolo germinale che per la società e per la comunità cristiana hanno le famiglie, con le quali condivide in maniera forte la responsabilità educativa. Una parrocchia che manifesti la dimensione popolare della Chiesa, che si prenda cura dei poveri, che collabori con altri soggetti sociali e con le istituzioni, che promuova cultura in questo tempo della comunicazione.

Questo anniversario può e deve essere occasione per continuare a fare tutto ciò, ma vogliamo farlo meglio e a servizio degli abitanti del quartiere. Per questo motivo il Consiglio pastorale non ha deciso di varare subito il programma dei festeggiamenti come si è soliti fare, ma ha voluto coinvolgere quanti con idee, iniziative e progetti desiderano collaborarvi.

Chiediamo, pertanto, a chi lo desidera di scrivere all’indirizzo e-mail in calce per dire come intende partecipare. Attendiamo idee, ma anche racconti, testimonianze, foto, ritagli di giornale e quant’altro possa raccontare meglio la storia di questi 50 anni. L’edificio parrocchiale è una realtà statica, che ha bisogno di periodiche opere di manutenzione; la comunità parrocchiale è una realtà dinamica, fatta di pietre vive chiamate a testimoniate oggi e a tutti che Gesù Cristo è utile e necessario per la vita di ogni uomo. Per questo motivo la celebrazione di questo anniversario non può esaurirsi nel ricordo, seppur piacevole e positivo di ciò che è stato, ma dal ricordo deve nascere un impegno per tutti che per essere tale deve essere di tutti. Questo è il mio l’augurio: riscoprire il valore della fede e vivere da protagonisti nel mondo di oggi.

Anche l’edificio della chiesa ha bisogno di manutenzione; ci auguriamo che si possa metter mano alle necessarie opere di conservazione quando, superata la crisi, che investe innanzitutto le nostre famiglie, possiamo trovare le necessarie risorse per il suo completo buon funzionamento; è un auspicio che esprimiamo dal profondo del cuore pensando soprattutto a quanti ogni giorno bussano alla  porta della parrocchia per qualsiasi bisogno materiale.

Ma la comunità cristiana è sempre un “cantiere aperto”, così come accadeva nei cantiere delle grandi cattedrali in cui a ciascuno era affidato un compito, senza esclusione di alcuno e per il bene di tutti. Chi costruiva le cattedrali non sempre ne vedeva la completa edificazione, ma vi contribuiva con tutto sé stesso perché sapeva di partecipare ad una opera più grande, di cui la chiesa in muratura era simbolo concreto e imperituro.

Ed è anche un luogo in cui si vive di gioia. Questa gioia non è una superficiale allegria. Come ci ha recentemente detto Papa Francesco: “Rallegrarsi è buono. Ma la gioia è di più, è un’altra cosa. E’ una cosa che non viene dai motivi congiunturali, dai motivi del momento: è una cosa più profonda. E’ un dono. L’allegria, se noi vogliamo viverla tutti i momenti, alla fine si trasforma in leggerezza, superficialità, e anche ci porta a quello stato di mancanza di saggezza cristiana, ci fa un po’ scemi, ingenui, no?, tutto è allegria … no. La gioia è un’altra cosa. La gioia è un dono del Signore. Ci riempie da dentro. E’ come una unzione dello Spirito. E questa gioia è nella sicurezza che Gesù è con noi e con il Padre”.

Con questa consapevolezza invito tutti a dare una mano, ciascuno a fare qualcosa nel ricordo di un grande palermitano che tra breve sarà beatificato: don Pino Puglisi. A lui rivolgiamo le nostre preghiere perché guidi e protegga il nostro cammino a servizio della nostra comunità, così come Lui ha saputo fare nel quartiere di Brancaccio

Don Carmelo Vicari
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Potete inviare tutti i vostri contributi e suggerimenti a: 50annisanternesto@gmail.com