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Testimonianza sulla reliquia di Padre Pino Puglisi

La notizia dell’arrivo della reliquia del beato Don Pino Puglisi a Sant’Ernesto non mi aveva colpito più di tanto, anzi vi era in me quasi una istintiva resistenza. Avevo deciso già prima che si trattava di una pia devozione offerta ai fedeli parrocchiani, alla quale avrei al massimo potuto partecipare, se ne avessi avuto il tempo. Con questi sentimenti ho vissuto i preparativi e ho visitato la mostra tematica che era stata sistemata in fondo alla Chiesa, ma senza grande passione. Ho pure partecipato all’adorazione eucaristica fatta il giovedì sera, ma solo perché dovevo tornare a casa in macchina con mio marito. Posso dire, quindi, di avere vissuto di riflesso i fatti di quei giorni: pur essendo presente, era come se non lo fossi.

Però per un dono veramente speciale ho osservato mio marito Giovanni che viveva con intensità questi giorni, a partire dal compito che si era liberamente assunto: effettuare le riprese video dei vari eventi per poi metterle nel sito della parrocchia.

Io pensavo che il suo entusiasmo derivasse dal fatto che gli piaceva quello che faceva.  Ma quando alla fine dei tre giorni ho visto a casa le riprese e ho ascoltato le testimonianze mi si è aperto uno scenario inimmaginabile: il racconto di una vita fatta da testimoni diretti quali Agostina Aiello e Rosario Calò che hanno a lungo collaborato con padre Puglisi e che hanno raccontato la sua vita vissuta nella semplicità del Vangelo e nella sequela a Cristo. Quello che mi ha colpito di più è stato come la pastorale vocazionale indicata dalla Diocesi veniva applicata da padre Puglisi in tutte le circostanze offertegli dalla vita.

Il vero problema dunque, allora come ora, è che l’Avvenimento venga riconosciuto da noi con amore e seguito con fedeltà. Guardando mio marito all’opera ho così potuto  riconoscere che ciò che era accaduto riguardava anche me. Ecco perché da questa esperienza sono uscita particolarmente arricchita e contenta di esserci stata anch’io. E’ stata una grande occasione che ho rischiato di perdere. E di tutto ciò devo ringraziare mio marito e il beato don Pino Puglisi.                                                      

 Maria Pia Caronia